Oggi, piena liberalizzazione del sesso. «L’ho fatto.»
«Davvero?», «Con chi?», «Come è stato?», «Ti ha fatto male?» Dopo tutte queste domande sorge il dubbio: fatto cosa? Aver superato un traguardo difficile? Aver fatto il primo passo? Fatto i preliminari o giochi erotici? Oppure «tutto»? L’ho fatto. In un modo o nell’altro ognuno di noi, o quasi, prima o poi riesce a pronunciare la fatidica frase. Già a partire dalle medie si comincia parlare di sesso a lezione, il cosiddetto programma di educazione sessuale, nel quale vengono presentate le malattie sessualmente trasmissibili, i metodi anticoncezionali, l’anatomia uomo/donna, i periodi fertili. Fra i banchi di scuola, gli sguardi abbassati, imbarazzati, annoiati. Sì, magari anatomicamente interessati. Il sesso però non è una brutta cosa da fare, come può sembrare dalle descrizioni che ci forniscono. Ci vantiamo della nostra apertura mentale, ma in fin dei conti, abbiamo mai davvero il coraggio di parlare di quello che davvero ci interessa quando si parla di sesso?
Per esempio di quelle che sono le cose che danno più piacere, del sesso occasionale, delle “scopamicizie”, dei giochi di ruolo, dell’orgasmo. E cosa dire dell’ansia da prestazione?
Non se ne parla mai abbastanza, per paura di andare troppo oltre, di essere giudicati troppo disinibiti, di non rientrare più nella visione politically correct del sesso. Paura di essere troppo o troppo poco, di non soddisfare le aspettative che gli altri hanno nei nostri confronti?
L’ho fatto. Partono i sussurri tra i corridoi, i commenti e le descrizioni, a volte abbastanza pesanti. L’ho fatto, e adesso siamo nel circolo dei non più vergini. Diventiamo improvvisamente persone vissute, consumate dalla vita. Impavide, libere. Ma forse dietro a questa falsa apertura nei confronti del sesso invece non si nascondesse una pressione sociale.
Siamo davvero una società più matura, dal punto di vista della presa di coscienza del proprio corpo e della propria sensualità, o semplicemente più insistente?
Da un secolo a questa parte l’età dell’entrata in pubertà si abbassa sempre di più: il menarca per le ragazze oggi avviene verso i 9-12 anni, confrontati con gli 11-12 anni degli anni ‘60 e i 17 della seconda metà del secolo scorso. Una pubertà che inizia sempre prima quindi, ma con questa non per forza l’età in cui si perde la verginità si abbassa. Oggi l’età media in cui si perde la verginità è fra i 15 e i 19 anni, ma non è infrequente che ci si approcci all’esperienza sessuale anche prima. Una volta fatto sesso però, al pari di un completino di raso vedo-non vedo, diciamo e allo stesso tempo non diciamo. C’è da chiedersi se tutto quello che non viene detto, ma è sottinteso da diversi comportamenti o paradigmi da seguire, non sia parte di questa falsa liberalizzazione.
Elogio all’amore libero oppure no?
Caroline Bianchi
Pubblicato sull’Universo, giornale studentesco universitario indipendente, novembre 2016.