DA ZURIGO. Giornalisti in erba

Lo scoop, come il pelo nell’uovo, bisogna andare a cercarlo. Oggi più di ieri, le cose si complicano. Da una parte, con l’avvento di internet, che segnala l’informazione veloce, da fast food, si legge ovunque e in tutte le forme; bisogna quindi raccontarne i retroscena. Dall’altra parte ci si può interrogare sulle manifestazioni della verità, che paiono non risultare mai totalmente bianche o nere. Inutile lavarle a 90° gradi, gli addendi sono quelli e il risultato non cambia. L’autorevolezza dell’autore, e in questo caso del giornalista, comincia a incrinarsi, non tanto per competenza, ma quanto più per competizione. A noi quindi il compito non solo di cercare la giusta storia, che racconti una parte della verità rifratta dal prisma, estrapolarla come elemento ed essere in grado di collocarla nell’insieme, mostrando i rapporti interni che questo intrattiene con il resto. Una volta trovata la grande nuova, e sperando, soprattutto nel caso di un giornale mensile, che nel frattempo non venga pubblicata altrove, bisogna scriverla, approfondirla. Seguendo il trend attuale, che deriva in parte sia dagli influencer che raccontano la propria esperienza personale, sia dai brevi video di reportage, efficaci e diretti: lo story telling è una strategia che può essere definita vincente. Raccontare l’evento a partire dalle parole di qualcuno che l’ha vissuto sulla propria pelle. Il giornalista quindi ha da una parte un’intervista, dall’altra una visione chiara e logica, oggettiva il più possibile, e che non manca di supporre eventuali effetti sul lungo termine. Perché se l’avere una storia da raccontare è importante, saperla prevedere è anche meglio.

Caroline Bianchi

Pubblicato sull’Universo, giornale studentesco universitario indipendente, aprile 2019.

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