Finalmente sbarcano gli alieni sul pianeta Terra. Chi riuscirà a conquistarsi l’egemonia dell’intero sistema?
Forme di vita, intelligenti, nell’Universo? Possibile. Ponendo che sia così, allora noi, piccoli esseri umani, in quale parte della gerarchia finora da noi stabilita ci mettiamo? Da rivedere, sicuramente, il ciclo della catena alimentare.
Mettendo da parte queste inezie, il problema che l’Homo Sapiens deve porsi oggi va però ancora più in là della semplice, effettiva o potenziale esistenza degli alieni. Infatti, a livello di relazioni di superiorità-inferiorità, abbiamo già perso molta credibilità. Essersi posti al centro del mondo, e averlo ricollocato come rotante intorno al sole, ci ha fatto prendere coscienza del nostro potere e della nostra identità. Credevamo di poter controllare tutto, di non aver più bisogno di rimettere i nostri atti a qualcosa d’altro, ma sicuri di poterli contare nella nostra sfera d’azione.
Abbiamo negato i sensi e abbiamo ricostruito tutto con la ragione, abbiamo scoperto cosa ci portiamo dentro anche a livello inconscio, abbiamo riaccettato i nostri sensi e l’importanza delle cose materiali; dicendo «Dio è morto» Nietzsche non ha fatto altro che dichiarare che il posto era vacante. Ci siamo autoincoronati, con una grande cerimonia e, soddisfatti, ci siamo seduti sul trono delle responsabilità. Poi dall’alto abbiamo guardato quello che abbiamo creato e quello che ci è capitato, siamo andati a protestare dicendo che abbiamo accettato questo posto pensando che andasse tutto per il meglio. Allora, abbiamo deciso di creare un nuovo mondo, virtuale, potenziabile all’infinito e a nostra immagine e somiglianza: internet, la tecnologia, le macchine. La potenza e l’estendibilità di questo potere ci ha però sorpassati: non siamo più in grado di gestirne l’intera portata, l’intero sistema si è come distaccato da chi lo aveva creato, diventando una creazione frankensteiniana. Come dice Yuval Noah Harari nel suo libro omonimo, l’Homo Deus è ora in grado di gestire guerre, pestilenze e carestie. Ma è in grado anche di gestire la creatura tecno-virtuale che ha creato? Il progresso non si è fermato e questo Homo Deus ha voluto diventare un dio più perfetto, potenziato. Ad esempio oggi è possibile se non si vede o non si sente bene, collegare un impianto elettronico artificiale al cervello, e accrescere le nostre possibilità sensitive umane. Homo Deus evoluzione in Homo Machina. Realtà aumentata: saremmo capaci di ottenere informazioni che con i nostri cinque sensi non potremmo percepire. Ponendo ora che dovessero arrivare gli alieni che, dopo milioni di anni di silenzio radio, hanno aspettato il momento migliore per comparire sulla terra, certi che in questo modo saremmo riusciti a percepirli, comunicare con loro; ci ritroviamo al confronto Homo Machina versus extraterrestre. Questione di autorità, chi si colloca in cima alla piramide dello sviluppo per accomodarsi sul trono vacante? Anche potenziati, siamo sicuri di tenere testa a un piccolo alieno venuto a trovarci da una galassia lontana lontana? Spingiamo l’evoluzione al suo massimo: oltre a accrescere le possibilità delle percezioni extrasensoriali, aumentiamo la nostra capacità di pensare, il nostro cervello. Chi è l’alieno ora?
Caroline Bianchi
Pubblicato sull’Universo, giornale studentesco universitario indipendente, ottobre 2019.