What’s life without PESO

In esposizione a Zurigo, l’artista ticinese Giulio Gamba porta parte della sua produzione: dai graffiti alle tele, un percorso versatile

«Il mio non è tanto un percorso, quanto un saliscendi». Giulio Gamba, artista ticinese, ha esposto a febbraio, in una galleria zurighese, una parte della sua produzione. What’s life without PESO, titolo della mostra, richiama la sua firma, apposta ai graffiti giovanili, dapprima per divertimento, poi per il significato che si nasconde dietro quello che lui stesso definisce una sensazione. «Noi in Ticino diciamo peso, per una cosa che non abbiamo voglia di fare o semplicemente che ci annoia. Non è una cosa come un oggetto o «sedia», ma è un mettersi in gioco, fare delle cose PESO come una mostra, cose assurde, da soli, che possono sembrare impossibili, ma l’importante è provarci: la strada in salita è sempre la migliore». Lo ricorda, anche il suo profilo Instagram, peso.420.

Una produzione con profondità diverse e simbologie come corpo, capelli senza volto, forme che si intersecano le une con le altre; un’evoluzione dei tratti morbidi del corpo di Cézanne o Picasso. Il lavoro sembra discontinuo, uno scavo continuo che approda in nuove forme espressive, disegnando una serie di percorsi versatili. Elementi centrali, o sullo sfondo, delle sue opere sono un frammentare e rimescolare parti del corpo, mostrare la diversità, esprimere per altre vie qualcosa che abbiamo già visto, collegandolo con altro: un tentativo di comunicazione, raggiungere le persone e trovare le vie per farlo. «Credo l’arte come pittura sia oltre l’immagine. Mi piace ritrarre la vita, la vita che faccio: faccio la vita. Darle un’altra forma, sentire sulla mia pelle una sensazione di freddo, e dipingerlo di blu. Mi piace pensare che una persona che non conosco troverà nei miei quadri qualcosa che ha visto anche lei», rivela l’artista. «Sono queste stesse persone che mi interessa ritrarre, nelle loro imperfezioni e dettagli che le rendono uniche, e nel svolgere questi dettagli, passo dopo passo, arrivando a raccontare qualcosa. Il tema delle persone si abbina bene con quello degli oggetti o delle simbologie, perché una persona può avere una personalità e diventare quindi un simbolo anche all’interno di un quadro». Motivi come una candela, accesa e spenta nella stanza, davanti e dietro, che richiama una dimensione, un tempo sorpassato; e allo stesso tempo, stessa stanza, tapparelle in stile anni ottanta, che permettono un ponte, un modulo di colori da sfumature arancioni a un blu metallizzato, crepe di sensazioni su tela. Anche la tela è per Giulio Gamba un punto di arrivo: infatti l’approccio dell’arte comincia sui muri, con una bomboletta in mano. «Bisogna tracciare una linea tra i graffiti e il riprodurre quello stile su un altro supporto: i graffiti rimangono un’arte a sé, sulla strada, ma quello che mi piacerebbe riprendere è lo strumento, la bomboletta, e usarla come un pennello o un pastello». L’artista ci svela i suoi progetti futuri, orientati alla mescolanza di tecniche, che si rifiniscono a vicenda. «Vorrei prendere la bomboletta e usarla come media, come una sensazione, trasformare quella nebulosità e fissarla, attraverso le forme dei paesaggi, unendo tutto questo. Poi magari si potrebbe rielaborare il quadro intero con l’olio, mettere insieme le due cose».

Caroline Bianchi

Pubblicato sull’Universo, giornale studentesco universitario indipendente, aprile 2019.

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